Palazzo Toni

Descrizione

Il palazzo che delimita il lato sinistro di Piazza Carducci fu fatto costruire da Benedetto Egio, vissuto nel XVI secolo. Egli era un letterato, traduttore di opere dal greco e dal latino, ed un presule, molto introdotto nella curia romana e nella Università di Parigi, ove fu professione di diritto Ecclesiastico. Fu molto vicino alla potente famiglia degli Orsini.
Tradusse dal greco e dal latino le favole di Esopo, la genealogia degli Dei di Apollodoro, la storia della guerra gotica da Procopio, la storia dei longobardi di Paolo Diacono. Morì nel 1570.

Edificò, a partire dal 1563, il palazzo ora chiamato Toni. Inizialmente il palazzo aveva l'entrata principale su quello che ora è il lato sinistro, nella via appunto ora dedicata a Benedetto Egio. La corte e le stalle sono ora adibite a ristorante. La prestigiosa entrata su Piazza Carducci, davanti alla chiesa di San Luca (ora demolita) fu aperta quando con i lavori per la traversa nazionale interna, e la conseguente costruzione dell'arco della passeggiata, fu modificata la viabilità che fin a quel punto aveva in Via Egio l'asse principale.

Ma non fu la famiglia Egio ad apportare la modifica, perchè nel frattempo il palazzo era stato venduto alla famiglia Toni, che ancora oggi gli dà il nome, avendolo posseduto per molti secoli, fino al 1926, quando fu venduto allo stato per farne Liceo Classico.

Francesco Toni è lo studioso che in 25 anni di lavoro, dal 1867 alla morte nel 1892, raccolse ed acquistò una grande quantità di reperti archeologici, oggi custoditi nel Laboratorio di scienze della terra.

Nel 1797 si verificò, nel palazzo, un miracolo. La Madonna di un dipinto, che aveva gli occhi verso terra, li muoveva sugli astanti. La notizia si diffuse e fu tutto un peregrinare di fedeli e curiosi. Così Emilio Toni decise di portare il dipinto dal piano nobile a piano terra. Ancora oggi la stanzetta a sinistra della entrata viene denominata l'"oratorio".

Il palazzo possiede anche una cupola per le osservazioni astronomiche, attualmente non utilizzata in quanto necessita di restauri. L'osservatorio è intitolato a Giovanni Polvani.

Le fondamenta del palazzo hanno vaste cantine. Per lungo tempo inesplorate perchè colme d'acqua. In effetti la via sul lato destro si chiama "Via del Pozzo", per cui è possibile che in quel punto passi una vena di acqua, che ha inondato le cantine. IL 25 febbraio 2012 è stata compiuta una ispezione subacquea. Non sono stati rinvenuti mobili nè suppellettili, ma si è potuto osservare che le cantine sono scavate nella viva roccia.

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