Monteluco convento francescano

Descrizione

Il convento che si trova sulla sommità del Monte Luco, è stato fondato da San Francesco in persona, nel 1218.

Egli era molto legato a Spoleto, città della sua conversione

Vi edificò una piccola chiesa dedicandola a Santa Caterina.

Vi costruì delle piccole celle con muri fatti di vimini, rami di leccio e calcina. In pratica un passo in avanti rispetto alla residenza enlle grotte. Esse cono visitabili ancora oggi.

In questo convento dimorarono anche altre importanti personalità religiose: Beato Egidio di Assisi, Beato Paolaccio Trinci, San Bernardino da Siena, Beato Francesco da Pavia, Beato Leopoldo da Gaiche. 

Leopoldo da Gaiche, al secolo Giovanni Croci, nacque a Gaiche di Piegaro, nella zona sud del Lago Trasimeno, il 30 ottobre 1732 e morì qui a Monteluco il 2 aprile 1815). E’ stato proclamato beato da Papa Leone XIII nel 1893.
Entrò nei francescani recolletti del convento di Cibottola di Piegaro nel 1752 e nel 1757 venne ordinato sacerdote. Fu impiegato nella predicazione delle missioni popolari e svolse tale ministero in varie zone dello Stato della Chiesa: nel 1768 fu nominato missionario apostolico.
Nella sua predicazione seguiva il metodo di Leonardo da Porto Maurizio, teso a coinvolgere gli ascoltatori con una forte carica emotiva: si presentava avvolto da catene, con una corona di spine sulla testa e si flagellava recitando il Miserere.

A sinistra entrando si trova la cappella di San Bernardino (1454). Bernardino da Siena, al secolo Bernardino degli Albizzeschi, nato a Massa Marittima l’8 settembre 1380, morto a L'Aquila il 20 maggio 1444, fu un religioso  appartenente all'Ordine dei Frati Minori, proclamato santo nel 1450 da papa Niccolò V. E’ detto “da Siena” perché, rimasto orfano, si trasferì a Siena dove frequentò gli studi e visse agiatamente, curato dalle zie.Dopo aver preso l'abito a ventidue anni, iniziò un'intensa attività come predicatore girando e predicando per tutta l'Italia settentrionale.

Nelle sue prediche insisteva sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù. Si ritiene che grazie a lui il Cristogramma JHS sia entrato nell'uso iconografico comune e sia divenuto familiare alla gente. Infatti, venivano fatte baciare ai fedeli che ascoltavano le sue prediche delle tavolette di legno incise con il monogramma JHS sormontato da una croce e attorniato da un sole.
Scrisse “Sui contratti e sull’usura”, ove condanna aspramente l'usura e affronta i temi della giustificazione della proprietà privata, dell'etica del commercio e della determinazione del valore e del prezzo.
Analizza, inoltre, con grande profondità la figura dell'imprenditore e ne difende il lavoro onesto.
Gli ambienti degli usurai e quello delle case da gioco gli si dimostrarono particolarmente ostili, tanto da far intentare contro di lui un processo per eresia sostenuto a Roma nel 1427.
Fu completamente prosciolto dall'accusa anche grazie al teologo Paolo da Venezia che scrisse un trattato di difesa in suo favore.
il Santo per ben tre volte nella sua vita rifiutò il vescovado.
Nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo Amico Agnifili, si recò a L'Aquila, anche per tentare di riconciliare due fazioni che in città si affrontavano apertamente. Morì il 20 maggio in questa città. Si racconta che la bara continuò a gocciolare sangue fino a quando le due fazioni non si furono riappacificate.

A destra del cortiletto la piccola chiesa del convento, che conserva cimeli francescani, e l'altare ed il tabernacolo in legno intagliato. Vi è conservato il corpo del Betao Leopoldo da Gaiche, che qui visse e predicò.

Una piccola cappella è presente anche all'interno del convento, ed era ornata da una natività del 1500.

Nel cortile il pozzo : la leggenda narra che S. Francesco indicò il punto ove bisognava scavare il pozzo, ed i suoi compagni erano scettici, perchè il punto si trova più in alto delle zone circostanti. Però lì sgorgò, e sgorga tutt'ora, effettivamente dell'acqua.

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