San Sabino

Descrizione

La chiesa risale al XII secolo d.C., ed è dedicata a Sabino (o Savino), vescovo di Spoleto, martire cristiano dell'epoca di Gaio Aurelio Valerio Diocleziano.

E' ignota la sua data di nascita, si conosce quella del martirio: 303 D.C.

Si narra che, perseguitato perchè cristiano, gli furono amputate le mani e fu incarcerato. In galera conobbe un cieco e lo guarì. Ma questo miracolo lo fece ancor più importante, per cui fu ucciso a bastonate.

Le sue spoglie furono portate a Ivrea nel 954 D.C. da Corrado, Duca di Spoleto, che, a causa di una pestilenza, sfollò da Spoleto e si recò, appunto, a Ivrea da suo padre Berengario. Questa spiega perchè Savino da Spoleto è patrono di Ivrea. Secondo altre fonti le spoglie sono comunque in Piemonte ma ad Agliano Terme, dove furono traslate per ordine di Papa Innocenzo X.

L'edificio sorge però su un'area dove alcuni rinvenimenti testimoniano essere stata una zona cimiteriale in epoca romana.

Poi dal VI secolo d.C. iniziano ad essere costruiti ed ampliati degli spazi dedicati al culto.

Nell' XI e  XII secolo la chiesa assume l'aspetto attuale.
Alla fine del 1700 vengono eseguiti dei restauri a causa di danni sismici.

La facciata è semplice e lineare, così come il portale che ha però ai lati due particolari incavature.

L'interno e a tre navate e cinque campate. Il presbiterio è sopraelevato. Nell'abside ci sono affreschi pregiati (l'angelo, la Madonna col bambino e S. Anna, la Madonna col bambino).

La cripta, divisa in quattro navate, è simile a quella di S. Ponziano e di S. Gregorio.

In questa area avvenne l'episodio della conversione di S. Francesco di Assisi.

Nel 1205 partì Francesco a cercar gloria nella guerra di Puglia, ove Papa Innocenzo III voleva ristabilre l'ordine e contrastare le ambizioni di Diopoldo da Acerra, che si stava ribellando. Il Papa vi aveva inviato Gualtieri III di Brienne, fratello di Giovanni, Re di Gerusalemme.

Al tramonto era giunto a Spoleto e prese dimora nell'edifico di San Sabino. Nel sonno fu assalito da una forte febbre e sognò il Signore che gli diceva "Chi può essere più utile: il padrone o il servo?". Rispose Francesco: "Il padrone". "Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito? ". Allora Francesco interrogò: "Signore, che vuoi ch'io faccia?". : "Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt'altro senso”.  Così Francesco tornò ad Assisi, abbandonando i compagni di ventura, ed iniziò la sua nuova vita.

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