Cripta di Sant´Isacco

Descrizione

Sant'Isacco fu un monaco originario della Siria, giunto a Spoleto nella prima metà del VI secolo.

La leggenda, o forse la storia, narra che in Siria scoppiò un conflitto religiso che costrinse centinaia di membri della fazione perdente ad emigrare. Essendo cattolici vennero a Roma ed il Papa li mandò in Valnerina, che in quel tempo era semiabbandonata ed abitata da pagani.

In questa valle i "monaci siriani" ricostruirono la fede e le strutture, tra cui gli argini del Nera, bonifica compiuta in particolare sotto la direzionei di San Felice e San Mauro, cui oggi è intitolata la abbazia di Castel S. Felice (appunto). A Preci operarono Spes (poi primo vescovo di Spoleto) ed Eutizio ("titolare" della abbazia del posto). A San Pietro in Valle San Giovanni e San Lazzaro, al cui sogno, in contemporanea con quello di Faroaldo I, si deve la nascita di quella abbazia.

Isacco invece operò a Monteluco, prima di scendere a Spoleto.

Im questo luogo, probabilmente, v'era un tempio romano del I secolo d.C., scoperto dal Sordini nel '900 e riportato alla luce soltanto coi lavori che si protrassero dal 1955 al 1971. I suoi resti si possono vedere anche tra l'Arco di Druso e la Chiesa di Sant'Ansano, e perfino nella cantina del vicino ristorante "Il Tempio del Gusto".

Alla cripta si accede da una stretta scala sulla sinistra della navata della Chiesa di S. Ansano. Consacrata nel 1143, è costituita da tre piccole navate con volta a crociera. Le pareti e l'abside  contengono resti di affreschi duecenteschi.

Col tempo l'accumulo della terra alzò il livello stradale, così fu costruita la Chiesa sopra l'ex tempio, invertendone l'orientamento. 

All'esterno si nota un pozzo, probabilmente preesistente al tempio ed alla cripta.

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